Brainstorm on Politics and Economics of the EU

In Italia esiste un particolare tipo di albero che produce sacchettini per frutta e verdura. La grande distribuzione era la più grande estimatrice di questa meraviglia della natura. Ogni supermercato ne ha qualche esemplare nel cortile del magazzino, a portata di mano per fornire al cliente una quantità illimitata di buste a costo zero. Gratis come l’acqua di un ruscello, il sacchettino per frutta e verdura permette all’italiano medio di evitare il rischio di prendersi malattie mortali nel mettere a contatto l’etichetta del prezzo con la buccia di mele, pere, melanzane, arance e patate vendute sfuse e, soprattutto, permette al cassiere di evitare il gravoso compito di pesare frutta e verdura alla cassa senza bisogno della bustina, procedura standard nei supermercati dei paesi barbari d’oltralpe.

 

 

 

Dal 1° gennaio del 2018 gli italiani subiranno l’ennesimo sopruso. L’articolo 9-bis della legge di conversione n. 123 del 3 agosto 2017 impone ai supermercati di far pagare ai consumatori quello che Madre Natura ci fornisce gratis. Un costo di 10 euro l’anno per chi usava 10 sacchettini a settimana.

Scoppia la rivolta sui social”, titolano i principali giornali italiani. L’italiano dalla lamentela facile evidentemente crede all’esistenza dell’albero magico di cui sopra. Oppure, il che è forse più grave, non sa che pagava i sacchettini anche prima del diabolico decreto. Il negozio spalmava il costo delle buste sui prezzi dei prodotti in vendita, facendo pagare equamente chi usava 30 sacchetti e chi ne prendeva solo uno.

Diranno quelli vispi: ma il costo di produzione del sacchetto è inferiore a 1 o 2 centesimi! Qualcuno ci fa un profitto! In realtà il governo sta cercando di far pagare non solo il costo di produzione, ma anche il costo sociale dell’uso dei sacchetti, che include i danni ambientali dai miliardi di sacchetti che ogni anno impestano mari e foreste. ABC di economia ambientale, che in Italia pare meno conosciuta dei predicamenti di Sai Baba.

Allora, chi li deve pagare questi 1 o 2 centesimi? È bene che li paghi chi usa le buste, non gli altri attraverso un sistema che spaccia per “gratis” quello che non è. Possiamo discutere di come risolvere alcune questioni pratiche, come il passare ad un sistema che prezza frutta e verdura alla cassa e l’ammontare del prezzo del sacchetto (1, 2 o 3 centesimi?), ma non il principio che giustifica il provvedimento. Che senso aveva pagare le buste per la spesa ma non quelle per frutta e verdura?

 

Ho l’impressione che, dopo il delirio del riscatto della laurea gratis, la convinzione di molti che i sacchettini di frutta e verdura fossero (e dovessero) essere gratis rivela la difficoltà nel capire che niente è davvero a costo zero. Non a caso, in vista della nuova campagna elettorale, i leader politici hanno già iniziato a promettere soldi a tutti. Berlusconi promette un reddito di dignità, che secondo Francesco Daveri, professore di economia all’Università Bocconi di Milano, potrebbe arrivare a costare la cifra colossale di 132,6 miliardi di euro. Abituati però a pensare che esistano gli alberi dei sacchetti, oltre che magiche cornucopie al ministero dell’economia e nel sottosuolo di Bankitalia (ora sotto sequesto della malvagia Europa), gli italiani si riverseranno in massa a votare chi promette buste gratis e sovranità monetaria.

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