Brainstorm on Politics and Economics of the EU

Viviamo tempi sorprendenti, tempi di incertezza. La Brexit, Trump. Ci mancava solo il referendum costituzionale in Italia. Sarà davvero che stiamo entrando in una nuova era, inizio ad sentire dolori come se stesse cambiando il tempo.
La riforma costituzionale non è materia semplice da digerire. Ho avuto bisogno di molto tempo per prendere una decisione su come votare. Immagino di non essere l’unico e che molti abbiano ancora dubbi. Non che ora abbia solo certezze, sia chiaro, ma sono alquanto sicuro su quale sia la scelta giusta. Non essendo un giurista, mi fido dei molti esperti che ritengono la riforma un pò pasticciata. Sul fatto che non sia da dieci e lode c’è poco da discutere, ma molti di loro la ritengono comunque passabile. È venuta fuori pasticciata perché il dibattito parlamentare è durato anni ed hanno cercato di trovare il consenso più largo possibile. Come appare chiaro dall’infografica qui sotto (che si riferisce ai tempi della vecchia Bicamerale), era un compito arduo. Forza Italia ad esempio è responsabile di molte modifiche, inserite nel testo prima che si sfilasse per passare al No. Alla fine, in Parlamento la riforma è stata votata ben sei volte!

Con la scelta di respingere la riforma per la scarsa qualità del testo, quali garanzie abbiamo che una nuova versione possa risultare migliore di questa? La riforma costituzionale del 2001 era scritta bene o male? I risultati sono stati alquanto scandenti e certamente non per la qualità del testo ma per l’idea di fondo.

fonte: https://twitter.com/JohannesBuckler/status/777236121495404545
Dagli anni della Bicamerale. fonte: https://twitter.com/JohannesBuckler/status/777236121495404545

 

Sono riuscito finalmente a decidere quando ho lasciato perdere i tecnicismi e mi sono concentrato sulle conseguenze della riforma. Non le conseguenze politiche nei prossimi mesi – il destino di Renzi non è rilevante – ma quelle che seguiranno dalla nuova Costituzione. Riguardo il rischio di deriva autoritaria ho scritto qui. Non discuto la marea di fesserie che vengono fatte circolare per acchiappare i citrulli, ad esempio la teoria dei potenti burattinai, secondo la quale JP Morgan e altri grandi poteri finanziari sarebbero i veri autori del testo della riforma.

La riforma viene venduta dai promotori come portatrice di un doppio beneficio economico: il risparmio sui costi delle poltrone e un sistema legislativo e decisionale più efficiente che porterà il paese ad essere più attraente per gli investimenti. Sono sempre stato dell’idea che l’ossessione per i “costi delle poltrone” sia uno specchietto per le allodole. I veri costi della politica sono quelli indiretti dovuti alla corruzione, ai politici incapaci, alle troppe leggi, ad una amministrazione pubblica con personale vecchio e poco al passo con I tempi, all’instabilità dei governi e delle leggi che tendono a cambiare troppo spesso. Non mi interessa se il vero risparmio dal taglio del numero dei deputati e senatori sarà di 500 o 40 milioni.
La vera domanda che mi sono fatto è la seguente: è davvero una riforma importante per rilanciare l’economia italiana? Riuscirà a migliorare l’efficacia del potere esecutivo e di quello legislativo?

Le analisi fornite dal fronte del sì mi sono apparse troppo ottimiste. Questo articolo scritto da due economisti vicini al Governo Renzi mi sembra in linea generale condivisibile, ma ha un punto debolissimo. Sarà più vero che la qualità delle istituzioni pubbliche è un fattore importante per lo sviluppo economico, ma loro sovrastimano significativamente l’impatto che la riforma avrebbe sulla qualità delle istituzioni in Italia. Sarà pur vero che con il sistema attuale il Parlamento è molto lento nel legiferare (anche se ciò è vero solo per le leggi di iniziativa parlamentare), ma cosa sono 400 giorni in confronto ai 10-15 anni di ritardo che la politica italiana ha avuto nel prendere provvedimenti importanti sulle unioni civili, sulla concorrenza, sulla giustizia, sul diritto fallimentare e societario? I ritardi veri derivano dalla mancanza di volontà politica più che da frizioni istituzionali.

Il mio giudizio finale è che la riforma porterà pochi vantaggi tangibili, ma comunque positivi e sarebbe sbagliato perdere l’occasione per fare un piccolo passo avanti. Ritengo che la riforma metta sì fine ad un dibattito, quello sulla riforma costituzionale, che dura ormai da troppo tempo. Per questo ha fatto bene Renzi (e Letta prima di lui) a cercare di realizzare qualcosa dopo anni di discussioni dentro e fuori il Parlamento.

Forse avrà ragione chi si oppone alla riforma perché ci ritroveremo ad avere più problemi che vantaggi, a causa delle contraddizioni nascoste nel testo, e tra cinque anni saremo forse di nuovo a parlare di una nuova riforma costituzionale. Una cosa però è certa. Con la vittoria del “No” ci ritroveremo da subito inchiodati a ripetere lo stesso dibattito. Dopo anni di discussioni pubbliche e parlamentari (la riforma è stata votata ben sei volte (sei!) ed ha ricevuto alla fine il voto favorevole di circa il 60% dei Parlamentari), diamoci un taglio – votiamo Sì – e concentriamoci sui veri problemi della società e dell’economia italiana.

Concludo consigliandovi un paio di letture: una di Sabino Cassese e una di Fabrizio Barca.

 

P.S.: non vi meravigliate che alla fine voti Sì, dato il livello di chi fa propaganda contro la riforma (video – nota sul video: riguardo i voti PD vs M5S giustamente includono anche quelli degli italiani all’estero e della Valle d’Aosta, spesso dimenticati dal M5S quando afferma di essere stato il primo partito.)

P.P.S.: non una parola sull’Italicum, intenzionalmente.

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