Brainstorm on Politics and Economics of the EU

___
Critico Zagrebelsky: avere governi instabili non giova alla democrazia, anzi fomenta i populismi nel lungo periodo. Ecco come dovremmo riorientare il dibattito prima del Referendum del 4 dicembre 2016 sulla riforma costituzionale.
È il parere di molti che la riforma costituzionale Renzi-Boschi sia un rischio per la democrazia in Italia, soprattutto perchè offerta in pacchetto con l’Italicum, la nuova legge elettorale con sistema proporzionale e premio di maggioranza con ballottaggio. Questa presa di posizione si sgretola come un castello di sabbia ad una attenta analisi, ma sopravvive un elemento importante che non dobbiamo sottovalutare nel decidere come votare.

Confondere stabilità di governo con autoritarismo

Il superamento del bicameralismo perfetto, e l’attribuzione di una maggioranza parlamentare netta a chi vince le elezioni, porterebbe ad un esecutivo capace di giovernare in pace per i cinque anni di mandato. Perchè? Non perchè non sia più possibile per il Presidente della Repubblica sciogliere le camere e chiedere nuove elezioni (i cosiddetti checks and balances non sono stati toccati). L’Italicum darebbe alla coalizione vincente la maggioranza dei parlamentari e la riforma del Senato eviterebbe quello che è accaduto di recente con il Porcellum, cioè l’avere una maggioranza stabile alla Camera ma non al Senato. A differenza della riforma costituzionale berlusconiana respinta dagli italiani nel 2006, la riforma Renzi-Boschi non tocca i poteri del Presidente del Consiglio. È una differenza sostanziale e importante che tutti dovrebbero aver bene in mente prima di votare.
Perchè allora la democrazia italiana dovrebbe essere in pericolo con la vittoria del Sì? Perchè, secondo chi sostiene simili allarmismi, la divisione dei poteri à la Montesquieu non basta per tenere a bada la naturale tendenza autoritaria di ogni Primo Ministro. Più il governo è in una condizione di handicap, più possiamo dormire sonni tranquilli.
Ieri sera ho visto il dibattito tv “Referendum Sì o No” tra il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il famoso costituzionalista prof. Gustavo Zagrebelsky (qui il link). Consiglio caldamente a tutti di vedere quel dibattito prima di votare, io sono rimasto profondamente scioccato. Non avevo letto o sentito prima il prof. Zagrebelsky riguardo il referendum del 4 dicembre. La sua posizione è chiaramente quella descritta sopra: un governo instabile e semi-paralizzato, tipico dell’assetto istituzionale italiano del dopoguerra, è meglio di un governo all’inglese, famoso per efficacia e stabilità. Riporto le testuali parole del prof. Zagrebelsky (min 20:15 – 20:54):
il mantra [di Renzi e della Boschi è]: La sera delle elezioni sappiamo chi ha vinto, e costui […] per cinque anni governerà. Allora, a me questa non sembra una democrazia. Sembra questo una riproposizione della vecchia e gloriosa affermazione di Jean Jacques Rousseau, che diceva, “gli inglesi credono di essere liberi, ma lo sono una volta soltanto quando mettono la scheda nell’urna, per tutti gli anni successivi sono servi di chi li comanderà”.
Mi limito a dire che moltissimi italiani pagherebbero per vivere in un sistema come quello inglese ed anzi, molti sono emigrati nel Regno Unito proprio per avere una vita migliore.

La Storia, diamine!

Nel discutere i sistemi elettorali con premio di maggioranza, come il Porcellum e l’Italicum, si fa spesso riferimento alla legge elettorale Acerbo, voluta da Benito Mussolini ed adottata nelle elezioni politiche del 1924. Con superficialità, questo riferimento basta a molti per fare l’erronea associazione tra premio di maggioranza e pericolo di deriva autoritaria. Chi invece si è informato con attenzione sulle dinamiche politico-sociali che favorirono l’avvento del fascismo e del Nazismo in Europa sa bene che leggi elettorali come la Acerbo c’entrano ben poco. Non a caso la legge Acerbo fu introdotta dopo che Benito Mussolini divenne il Presidente del Consiglio nel 1922.
L’elemento che davvero favorì l’appoggio delle masse popolari verso i movimenti nazional-socialisti non fu un governo forte ma, al contrario, l’instabilità politica che si manifestava con governi deboli e conflitti tra poteri istituzionali (come esercito e parlamento) che stavano paralizzando il funzionamento delle istituzioni in Germania e Italia.

 

 

Come è ben spiegato nel libro “Storia del Terzo Reich” di William L. Shirer, fu la conflittualità interna alla Repubblica di Weimar ad aprire la strada ad Adolf Hitler. Ciò nonostante la Repubblica fosse nata su una nuova Costituzione, quella del 1919, che era “sulla carta, il documento più liberale e democratico che il ventesimo secolo abbia visto, meccanicamente quasi perfetto, pieno di ingegnosi e eccellenti espedienti che davano l’impressione di garantire il funzionamento di una democrazia perfetta. […] Un elaborato e complicato sistema di rappresentatività proporzionale e voti di lista fu deciso in modo da prevenire lo spreco di voti e dare a tutte le minoranze il diritto di essere rappresentate in Parlamento“.

Per il caso dell’Italia, il giudice emerito della Corte Costituzionale prof. Sabino Cassese scrive, in un documento che consiglio a tutti di leggere (link qui):

Il 5 settembre 1946 la Commissione incaricata di redigere quella parte della Costituzione, con ventidue voti a favore e sei astensioni – nessuna voce contraria – approvava la mozione Perassi. Questa proponeva l’“adozione del sistema parlamentare da disciplinarsi tuttavia con dispositivi costituzionali idonei a tutelare le esigenze di stabilità di governo e ad evitare le degenerazioni del parlamentarismo”. L’istanza largamente condivisa, ma poi dimenticata, veniva spiegata sottolineando che la nascita del fascismo era riconducibile alle debolezze del parlamentarismo del periodo pre-fascista. Quindi, il tema della stabilizzazione dei governi è stato affrontato nel 1947, per poi dimenticarlo.

 

Perchè il “tema della stabilizzazione dei governi” fu dimenticato? La ragione è legata alla paura che il Partito Comunista potesse vincere le elezioni ed avere abbastanza poteri da traghettare l’Italia al di là della Cortina di Ferro. Non sorprende che l’Italia abbia avuto più di 60 governi dagli anni ’50 ad oggi.

Il dilemma e il pericolo dell’azzardo

Legislature instabili portano ad avere esecutivi poco efficaci. Per alcuni questo è un bene, ma sono in disaccordo. Mettere le catene ai governi porta nel tempo all’incapacità di risolvere problemi strutturali che generano malessere economico e sociale. Interessi di parte hanno gioco facile a bloccare interventi sia legislativi che del governo, con il risultato di impedire il progresso del paese. Quello che i “difensori della democrazia” à la Zagrebelsky omettono di dire è che mentre le ambizioni dittatoriali dei primi ministri sono bloccate dal sistema vigente, ci sono altri politici anti-sistema e con scarso interesse per la democrazia che nel frattempo raccolgono consensi nelle strade grazie alla crescente frustrazione delle masse. Un esempio è Mussolini e il partito fascista, che prima ottenne il supporto popolare e solo dopo scrisse la legge Acerbo. Non il contrario!
Vogliamo allora continuare ad avere governi inefficaci ed un giorno svegliarci con la rivolta nelle strade e una nuova “Marcia su Roma”? Se però partiti populisti sono già presenti e molto popolari, rischieremmo di massimizzare i danni fatti da questi partiti al potere. Questo è il vero dilemma che dobbiamo cercare di chiarire.
A differenza di Zagrebelsky, vedo degli aspetti positivi nel rafforzamento dei governi, ma dobbiamo tenere ben presente dei rischi legati alla situazione attuale. Invito allora a lasciar perdere chi parla di Legge Acerbo e “pericoli per la democrazia” e concentrare invece il dibattito del Referendum su due questioni.
La prima è: votare Sì porterebbe davvero ad un aumento dell’efficacia dei governi? Non è chiaro e non dobbiamo darlo per scontato. Questo articolo di Fabrizio Barca è un ottimo esempio della direzione che il dibattito sul Referendum dovrebbe prendere. Se la risposta è no, quali sarebbero i vantaggi?

La seconda è: dati i livelli di consenso di partiti populisti in Italia, vogliamo prendere il rischio di dar loro un assetto istituzionale ben funzionante? Nonostante loro facciano campagna per il “NO”, sarebbero ben contenti di avere una maggioranza stabile che permetta loro di realizzare il proprio programma elettorale con il minimo dei compromessi. Sono stato molto colpito da questo articolo ben ragionato di Michele Boldrin, a mio avviso uno dei rarissimi articoli convincenti scritti da chi voterà No alla riforma. Secondo Boldrin, la vittoria di un partito populista alle prossime elezioni in Italia è così probabile che è meglio lasciare tutto come è per il momento e percorrere una strada alternativa (Boldrin offre anche un interessante ragionamento sulla “modernità” dell’Italicum, che invito a leggere). La preoccupazione di Boldrin è fondata perchè l’Italicum prevede il ballottaggio, e le recenti elezioni di Roma e Torino hanno mostrato chiaramente le difficoltà del Partito Democratico nello sconfiggere il M5S al secondo turno, il quale gode del supporto di tutte le opposizioni anti-Renzi.

Non sono al momento in grado di dare una risposta definitiva alla prima domanda ma, riguardo la seconda, sono sempre più dell’idea che la risposta sia Sì. La scelta migliore è prenderci il rischio e dare una chance a partiti non-populisti di governare senza scuse, perchè prendere tempo e lasciare tutto come è non eviterà l’inevitabile in un paese sofferente come l’Italia di oggi.

Mi permetto invece di prendere tempo per decidere su come votare, perchè non solo la risposta alla seconda domanda dipende dalla prima (se la riforma aumenta solo la stabilità senza l’efficacia, a che serve?) ma anche perchè ci sono altre criticità aperte che non toccano direttamente l’argomento di questo articolo. Spero di avere l’opportunità di scriverne in futuro prima del voto.

P.S.: non mi venite poi a rompere sul collegamento indiretto che ho fatto tra il partito fascista e il Movimento 5 Stelle. Non sono confrontabili e lungi da me paragonare i capi grillini ai gerarchi fascisti. Vedo però nel M5S un grave pericolo per l’Italia, indipendentemente da ogni riferimento che ho fatto con il passato.

Tweet about this on TwitterShare on Facebook0Share on Google+0Share on LinkedIn0
Author :
Print

Leave a Reply